Fotografia realista del dopoguerra
Sullo sfondo di una straight photography che dominerà le diverse
direzioni prese dalla fotografia italiana nel corso degli anni
Cinquanta e Sessanta, il realismo di fotoamatori presto passati al
professionismo si afferma quale linguaggio nuovo per
documentare le condizioni di vita delle zone arretrate, le classi
popolari e lavoratrici, l’emarginazione sociale. Nel panorama della
fotografia italiana, composto dall’intensa attività di documentazione
di Alfredo Camisa, Piergiorgio Branzi, Giuseppe Bruno, Pietro
Donzelli, Tranquillo Casiraghi e Nino Migliori, Gianni Borghesan,
con il Gruppo friulano per una nuova fotografia, osserverà in
maniera privilegiata, come peculiare di una realtà friulana gravata
dall’emigrazione, la vita del contado e delle campagne, con un
occhio improntato, pur nella ripresa di temi prosaici, a una
programmatica partecipazione affettiva nell’indagine del territorio e
del sociale. L’Archivio delle immagini negative di questo periodo,
indagato dagli studiosi a partire dagli inizi degli anni Settanta,
conta decine di scatti, divenuti da tempo simbolici di un’epoca.