Lo sguardo sull'infanzia nell'opera di Aldo Beltrame

Ne emerge uno sguardo attento, curioso e ironico, a tratti profondamente tenero, che indaga e restituisce con sensibilità i molteplici volti dell’infanzia. 
Lo stile è quello che contraddistingue il suo essere fotografo, naturalmente avverso alla fotografia concettuale e con un costante riferimento alla centralità del referente e alle tematiche sociali. Aldo Beltrame realizzò queste immagini negli anni ’90 in Abruzzo, principalmente ad Avezzano, dove viveva dal 1964.

Noto per la sua appartenenza nei secondi anni Cinquanta al Gruppo friulano per una nuova fotografia, lo spilimberghese, trapiantato in Abruzzo, Aldo Beltrame è stato un fotografo e saggista di grande personalità.

 

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Luigi Crocenzi

  • Fotografia e parola
  • L'interazione tra parola e immagine è il tratto distintivo del lavoro di Luigi Crocenzi

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La storia del CRAF

  • I protagonisti della fotografia a Spilimbergo
  • Le origini del CRAF attraverso i ritratti dei protagonisti e i momenti più significativi di 30 anni di attività.

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Carlo Bevilacqua

  • Un controllato lirismo
  • Paolo Monti su Ferrania ha definito Bevilacqua come “...un anziano giovane che spesso ci meraviglia con belle invenzioni visive"

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Il Neorealismo in Friuli

  • Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia
  • "...Il Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia vuole agire attraverso una fotografia che sia documentazione poetica dell'umanità che gli vive attorno..." 

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Il Friuli Venezia Giulia di Toni Nicolini

  • Impressioni di un fotografo viaggiatore
  • Toni Nicolini, tra i più importanti esponenti della fotografia italiana, inizia a lavorare nel settore nei primi anni ’60 a Milano. 

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Toni Nicolini - Vita militare

  • XI Raduno dei carristi d'Italia
  • Il 4 ottobre 1987 si svolse ad Aviano l’XI Raduno dei carristi d’Italia nel 60°. 

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Stravisi fotografa Vedova

  • Il teatro della pittura
  • La fotografia di Stravisi non è diretta o aggressiva, ci offre invece uno sguardo obliquo, penetrante e mai invasivo.

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Catia Drigo

  • La realtà è una costruzione artificiale
  • Nelle fotografie di Catia Dorigo è presente una tensione volta a "dotare le immagini di una certa immortalità [...] distinguendola così dall'andare e venire delle molte cose che mi circondano" .

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Francesco Krivec

  • Un poliedrico sperimentatore
  • "Krivec riesce [...] a creare veri e propri capolavori di tecnica ma soprattutto di introspezione" (Alvise Rampini)

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L'occhio che guarda è un organo educato

  • Piero Vanni medico fotografo 1912-1913
  • Il racconto di un paesaggio e di un'epoca attraverso lo sguardo curioso di un medico-fotografo

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Zanussi: imprenditoria e design

  • Una storia di famiglia
  • Architetture e protagonisti delle Industrie Zanussi

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Carnevale al paese. Fotografie di Aldo Beltrame

  • Il percorso Carnevale al paese. Fotografie di Aldo Beltrame che qui presentiamo è il frutto della catalogazione di un primo nucleo di questi preziosi negativi che grazie al contributo della Fondazione Friuli è stato possibile digitalizzare e condizionare.

Altri percorsi

Metamorfosi urbana. Venezia nella fotografia di Toni Nicolini 1935-2012

  • Lungi dall’essere didascalico e banale, Toni Nicolini organizza il progetto fotografico dedicato a Venezia affrontando la contraddizione tra la fragilità dell’antico e l’irruenza del moderno che sottopongono la città a un turismo aggressivo.

Altri percorsi

Per un album di famiglia, La moda dei bagni di mare e altre curiosità.

  • Altorige Tam fotografo: Valvasone, 1913-1935
  • Inevitabile riflesso degli interessi personali del fotografo, le immagini dell’Archivio documentano per via indiretta la moda del tempo, soprattutto nelle vacanze al mare.

Altri percorsi

Per un album di famiglia, Il Circuito motociclistico di Valvasone

  • Altorige Tam fotografo: Valvasone, 1913-1935
  • L’archivio Tam già a Valvasone raccoglie le fotografie dei membri della famiglia in vari momenti della loro vita. 

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Aldo Beltrame. Sperimentazioni anni '80-'90

  • Il percorso Aldo Beltrame. Sperimentazioni anni '80-'90 è frutto di una selezione di scatti appartenenti a tre serie cui Beltrame si dedica nell’ultimo periodo della sua ricerca fotografica, caratterizzata da una dimensione più intima e sperimentale.
    Grazie al contributo della Fondazione Friuli è stato possibile digitalizzare e condizionare 4.377 negativi su pellicola in acetato di cellulosa e in poliestere, in formato 35 mm e 120 mm, del Fondo Fotografico Aldo Beltrame. 

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Avezzano e la piana del Fucino. L'Abruzzo di Aldo Beltrame negli anni '80-'90

  • Il percorso Avezzano e la piana del Fucino. L'Abruzzo di Aldo Beltrame negli anni '80-'90 vuole aprire ad un nuovo sguardo sul lavoro del fotografo.
    Grazie al contributo della Fondazione Friuli è stato possibile digitalizzare e condizionare 4.377 negativi su pellicola in acetato di cellulosa e in poliestere, in formato 35 mm e 120 mm, del Fondo Fotografico Aldo Beltrame. 

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Per una storia di Pordenone

  • Pervenuto al CRAF nel 2020, l’Archivio fotografico di Daniele Antonini (Udine, 1911-Pordenone, 1988), cultore di storia locale e condirettore della rivista «Il Noncello», si compone di oltre cinquemila immagini negative, su vetro e pellicola, scattate fra gli anni Trenta e la metà circa degli anni Settanta, che rappresentano una testimonianza particolarmente importante in relazione alla storia di Pordenone, del territorio e del patrimonio culturale della città e della provincia. Rara e cospicua, per esempio, è la raccolta di fotografie che attestano l’antico aspetto del centro abitato, ancora in parte conservato negli anni fra le due Guerre, i danni causati dai bombardamenti verso la fine della II Guerra Mondiale, le trasformazioni urbanistiche, e l’espansione edilizia, che ne modificheranno il volto nella seconda metà del Novecento.

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Arte e archeologia

  • L’obiettivo di Antonini segue negli anni gli avvenimenti di maggior rilevanza fra quelli legati alla città di Pordenone, come il passaggio inaugurale del primo elettrotreno, o la visita del Presidente della Repubblica Saragat, avvenimenti spesso intimamente connessi ai propri interessi e attività nel campo della cultura, come gli storici scavi archeologici della Villa romana di Torre, il trasporto dell’Ancona di Valeriano dalla Chiesa dei Battuti al Museo civico d’arte di Pordenone, la benedizione della nuova statua del Campanile di San Giorgio, o i cantieri di restauro, a partire da quello di Gino Marchetot nella Cappella Montereale Mantica in Duomo.

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Fotografia realista del dopoguerra

  • Gianni Placido Borghesan, Udine e Spilimbergo
  • Il Fondo fotografico relativo alla produzione di Gianni Placido Borghesan (Spilimbergo, 1924-2004), acquisito dal CRAF nel 2021 presso il nipote, conserva il copioso materiale del lavoro, professionale e d’autore, svolto dal fotografo tra il secondo dopoguerra e la fine del Novecento nello Studio di Piazza San Rocco, già Studio Zamperiolo, ereditato dal padre a Spilimbergo.

Altri percorsi

Fotografia realista del dopoguerra

  • Gianni Placido Borghesan, contado e paesi
  • Sullo sfondo di una straight photography che dominerà le diverse direzioni prese dalla fotografia italiana nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, il realismo di fotoamatori presto passati al professionismo si afferma quale linguaggio nuovo per documentare le condizioni di vita delle zone arretrate, le classi popolari e lavoratrici, l’emarginazione sociale.

Altri percorsi

Fotografia realista del dopoguerra

  • Giuliano Borghesan, Spilimbergo
  • Il Fondo fotografico relativo alla produzione di Giuliano Borghesan (Spilimbergo, 1934-2019), acquisito dal CRAF nel 2021 presso il figlio, conserva il copioso materiale del lavoro, professionale e d’autore, svolto dal fotografo tra il secondo dopoguerra e l’inizio del nuovo secolo, dapprima in Friuli, a Spilimbergo, nello Studio di Piazza San Rocco, gestito dal fratello Gianni, e altrove, poi in Marocco, dalla fine degli anni Cinquanta al 1975, e infine di nuovo in Friuli.

Altri percorsi

Fotografia realista del dopoguerra

  • Giuliano Borghesan, contado e paesi
  • Sullo sfondo di una straight photography che dominerà le diverse direzioni prese dalla fotografia italiana nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, il realismo di fotoamatori passati presto al professionismo si afferma quale linguaggio nuovo per documentare le condizioni di vita delle zone arretrate, le classi popolari e lavoratrici, l’emarginazione sociale.