L’attività della Galleria «Il Diaframma»: inaugurazioni, 1986-1989
Dirigente d’azienda, autore di premiati libri
fotografici, editore fotografico e direttore di «Popular Photography
Italiana», Colombo aveva preso spunto da un’osservazione di
Henri Cartier-Bresson, formulata l’anno precedente, durante un
incontro del gruppo «Gens d’Images», sull’opportunità di una
galleria privata dedicata esclusivamente alla fotografia. La nascita
della Galleria, al civico 10 di via Brera, avveniva nel quartiere in cui
artisti, fotografi e intellettuali capaci di segnare un’epoca si erano
riuniti al Bar Jamaica, frequentato da Colombo fin da ragazzo. «Nel
momento in cui nasceva Il Diaframma, la fotografia poteva contare
su un pubblico assai limitato, costituito soprattutto da grafici,
architetti, pubblicitari, fotogiornalisti, critici, giovani fotografi
insoddisfatti della vita dei club amatoriali. Il mio obiettivo fu subito
quello di creare un punto di riferimento per questi “addetti ai
lavori”, ma anche di stimolare l’interesse di un pubblico più vasto,
e della paludata critica ufficiale, che spesso ignorava il valore
espressivo della fotografia. Agli esordi, il compito della galleria fu
subito immane: da una parte occorreva recuperare gli standard
internazionali, esponendo grandi fotografi stranieri di cui in Italia si
conosceva spesso solo il nome; dall’altra si doveva far fronte
all’estrema povertà della produzione e alla necessità di sostenere i
giovani creativi italiani. La strategia espositiva mi fu subito chiara:
portare sulle pareti della galleria i lavori dei grandi maestri
internazionali e, allo stesso tempo, scommettere sui giovani autori
italiani e non solo» (L. Colombo, Fotogrammi di una vita, Torino
2010). La Galleria si trasferisce al civico 16 di via Brera nel 1986,
inaugurando la seconda fase della sua vita trentennale durante
una serata memorabile, il 30 settembre, con la mostra delle
fotografie di Lalla Romano, che alla Galleria di Colombo, dasempre frequentata con interesse, e passione per la fotografia,
volentieri prestò gli scatti del padre, «fotografo dilettante»,
dall’album di famiglia riedito allora per Einaudi (L. Romano,
Romanzo di figure. Lettura di un’immagine, Torino 1986).