Nasce a Firenze nel 1884, figlio di Luigi, medico e professore universitario originario di Belforte, una frazione del comune di Radicondoli in provincia di Siena; il padre, stimato insegnante e professionista si trasferisce a Modena per insegnare alla locale Università e Piero, di conseguenza, cresce nella città emiliana. Fin da piccolo coltiva interessi artistici, appassionandosi di musica, letteratura e fotografia. Il padre però lo vuole indirizzare alla professione medica e, anche se di malavoglia, si iscrive alla facoltà di Medicina dell’Università di Modena, dove si laurea nel 1909. In opposizione alla volontà paterna, invece di affiancare il padre nell’avviato studio medico modenese, Piero decide di trasferirsi in Friuli, come semplice medico condotto, operando tra i comuni di Barcis e Andreis. Siamo nell’aprile del 1912. Pochi mesi dopo lo raggiunge la moglie Maria, da poco sposata. In Valcellina si ferma un anno esatto, rientrando a Modena, nell’aprile del 1913. Durante il tempo libero si dedica alla fotografia, passione che coltiva fin dai primi anni di università. Nel complesso pochi mesi per raccontare luoghi e persone sufficienti però per regalarci, attraverso le sue fotografie, quadri animati che all’indubbio paradigma estetico uniscono anche una forte valenza di documento culturale.
Il fondo fotografico è stato acquisito formalmente dal CRAF nel 2016; la campagna catalografica effettuata nel 2021 è stata l’occasione per dare avvio ad uno studio sistematico degli oggetti fotografici, ad una verifica completa del loro stato di conservazione e per effettuare le prime ricerche volte ad identificarne i processi di produzione.
Le 68 stampe di cui il fondo è composto, fin dalle prime osservazioni, hanno suscitato un grande interesse per la varietà di tecniche utilizzate dall’autore e per la quantità di annotazioni presenti sul verso di alcune di esse. Piero Vanni infatti, alla classica stampa alla gelatina ai sali d’argento, affianca i procedimenti ai pigmenti e agli inchiostri grassi, con particolare attenzione allo studio della gomma bicromatata, del carbone e del bromolio.
Il rilievo che il corpus di fotografie assume per la storia della fotografia del Novecento in Friuli Venezia Giulia, la particolarità tecnica delle opere di cui è composto e i danni rilevati durante la campagna di messa in sicurezza hanno spinto il CRAF ad elaborare un progetto di diagnostica e restauro in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro, da anni partner del Centro, e con il Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi di Roma.
La collaborazione con queste importanti istituzioni scientifiche ha portato, nel corso del 2024 alla realizzazione di una mostra, di un convegno e alla pubblicazione di un volume a stampa dedicati al lavoro di Vanni.