I suoi primi riferimenti estetici richiamano il tardo pittorialismo ma già all’inizio degli anni Cinquanta, dopo aver aderito al Circolo Fotografico “La Gondola” di Venezia (1951), nel rinnovato clima ideologico del secondo dopoguerra, si indirizza verso una fotografia di “narrazione” come l’ha illustrata Paolo Monti in occasione di un’esposizione fotografica presso il Circolo Artistico Friulano di Udine (1952). Nel 1955 è tra i firmatari del Manifesto del Gruppo friulano per una nuova fotografia fondato su spinta di Italo Zannier a Spilimbergo (Pn) e che vede tra i fondatori, oltre allo stesso Zannier, Aldo Beltrame, Gianni e Giuliano Borghesan, Toni Del Tin e Fulvio Roiter. Il Gruppo intendeva proporre una fotografia che fosse “documentazione poetica dell’umanità che gli vive attorno”. Rispetto alle forti istanze di rottura degli schemi di rappresentazione del Gruppo, Carlo Bevilacqua, il più anziano, non riesce mai a superare del tutto i precedenti riferimenti alla tradizione, per cui le sue immagini, pur documentando talora in maniera schietta momenti del faticoso vivere quotidiano della realtà friulana, sono comunque sempre permeate da un forte lirismo. Sono gli anni in cui espone in diverse parti d’Italia e anche all’estero e in cui, su riviste di settore come “Ferrania” diversi critici si espongono sui suoi lavori; prima Paolo Monti lo descrive come “...un anziano giovane che spesso ci meraviglia con belle invenzioni visive” mentre Salvatore Chiolo nel 1955, sempre su “Ferrania” afferma ...chi ha seguito questo fotografo attraverso le sue “personali” nelle varie città d'Italia e all'estero, avrà notato come Carlo Bevilacqua non abbia mai mostrato sbandamenti o incertezze nel camminare per la sua via. Da vari anni in possesso di un suo stile fotografico ha sempre teso ad affinare i mezzi espressivi del suo linguaggio, in armonia con l'arricchirsi della sua sensibilità figurativa. I temi di Bevilacqua sono spogli di drammaticità, e, tutt'al più qualche volta sollecitano verso la malinconia controllatissima”. Nel 1986 la Galleria d’arte moderna di Udine gli dedica una mostra curata da Riccardo Toffoletti e Italo Zannier; Nel 2011 la Galleria regionale d’arte contemporanea “Luigi Spazzapan” di Gradisca d’Isonzo (Go) gli dedica un’importante retrospettiva. Il CRAF nel 2021 ha acquisito quanto rimane dell'archivio di Carlo Bevilacqua, in parte andato disperso: si tratta di circa 3.137 negativi in b/n, 532 negativi colore e 394 diacolor che e circa 100 stampe positive (tra vintage e modern). Una significativa selezione dei materiali è stata oggetto di catalogazione ed è consultabile sul sito del CRAF.