Stelle. Ritratti nel cinema
Sabato 6 giugno ore 18.00 si terrà al Teatro Cinema Castello in piazza Duomo l'apertura del Festival delle Giornate della Luce e la presentazione della mostra Stelle. Ritratti nel cinema di Stefano C. Montesi. Seguirà visita all'esposizione a Palazzo Tadea.
Se c’è un fotografo che può dimostrare come la figura del fotografo di scena, o meglio, il fotografo di cinema, è tutt’altro che estinta, questi è sicuramente Stefano Cristiano Montesi. Un professionista di grande esperienza, che affonda le radici in un periodo in cui le fotocamere (e le macchine da presa) erano analogiche, ma che ha saputo gestire lo sviluppo tecnologico di questi ultimi vent’anni sfruttando tutte le sue potenzialità, diventando parte integrante nello staff di un set cinematografico.
Se è vero che il flusso di immagini digitali di una ripresa cinematografica consentirebbe di estrapolare con grande semplicità i frame necessari a illustrare su qualunque supporto comunicativo i contenuti di un film, per promuoverlo o per produrre l’indispensabile merchandising, è ugualmente vero che uno sguardo “terzo” completamente autonomo rispetto a quello del regista e del suo operatore, può costituire un enorme valore aggiunto. Lo scatto fotografico con la sensibilità di Montesi, sempre attento a non violare il set e la concentrazione degli attori e del regista, può essere capace di condensare un’enorme quantità di elementi espressivi, che coinvolgono i diversi piani della comunicazione, da quello meramente informativo a quello pienamente estetico, un valore aggiunto che permette una forte autonomia autoriale. Del resto Montesi è particolarmente abile in due delle principali voci richieste al fotografo di set: il ritratto posato e la foto di scena, due cardini di questa professione, che presuppongono anche la capacità di relazionarsi personalmente con il soggetto della fotografia, l’attore, l’attrice, il regista, proverbialmente poco inclini a concedersi al fotografo per il tempo necessario per ottenere un risultato adeguato e molto determinati a giudicare gli esiti in termini di fotogenia.
“Non devo solo impressionare un volto su pellicola o su un file digitale – afferma lo stesso Montesi – devo trovare l’empatia. E per farlo devi essere un po’ illusionista, un po’ cabarettista, un po’ saltimbanco. Devi interpretare. Mi piace pensare di essere anche questo, oltre che un fotografo.” Il carnet di attori, attrici, registi del cinema presenti in questa mostra è decisamente di primo livello, e troviamo star internazionali del calibro di Martin Scorsese, Woody Allen, Robert Altman, Meryl Streep, Sean Penn, Tom Cruise, Anthony Hopkins, Sylvester Stallone, Denzel Washington, Nicole Kindman, Harvey Keitel, Nicholas Cage, Robin Williams, Russel Crowe, Javier Bardem, Antonio Banderas, Philippe Noiret, insieme a tanti divi italiani, ognuno di essi reso icona da uno scatto studiato nei minimi dettagli, spesso elaborato in pochi preziosi istanti non ripetibili, come nel caso della serie realizzata con la Giant Camera Polaroid, capace di scattare immagini 50x60 cm, che in questa occasione Montesi presenta in una versione B/N, per uniformarsi al tono generale della mostra. In questi momenti le grandi star passano veloci davanti all’obiettivo, sono i fatidici three minutes che vengono concessi, nella frenesia dei mille impegni dettati dall’atmosfera del festival.
L’idea giusta deve essere messa in atto in pochi istanti, così come sui tanti set italiani documentati: il primo, nel lontano 1998, L’odore della notte di Claudio Caligari, complicatissimo, perché ambientato prevalentemente in atmosfere notturne e documentato da Montesi in pellicola, con costante rischio di “mosso”, fino alle ultime produzioni cinematografiche di autori come Gabriele Salvatores, Dario Argento, Ermanno Olmi, Carlo Verdone, Paolo Virzì, Gabriele Mainetti. In mezzo, lungo un percorso che ormai copre quasi trenta anni di carriera, un numero importante di collaborazioni con buona parte della nuova scena autoriale italiana e internazionale. La selezione presentata in mostra sceglie di privilegiare il bianco e nero con un effetto sicuramente vincente, non solo sul piano dell’eleganza formale, conducendo lo spettatore in un viaggio dentro mondi narrativi diversi. In molti casi il suo contributo è legato a una pratica oggi molto richiesta, lo Special Shooting, che consiste in quegli scatti progettati e posati per dare vita ad una immagine coordinata riconoscibile nei materiali promozionali del film e veicolata dai mezzi di comunicazione. Si tratta di un processo molto sofisticato che in mostra viene esemplificato dal lavoro che Montesi ha realizzato nel 2021 per Freaks out di Gabriele Mainetti, che coinvolge, oltre al fotografo e agli attori, anche una vera e propria troupe tecnica composta da truccatori, tecnici luci, attrezzisti, oltre che a un sofisticato editing in postproduzione per assembrare i singoli scatti selezionati nell’immagine finita. Se vogliamo davvero capire cos’è un fotografo di scena oggi, Stefano Cristiano Montesi è decisamente un esempio indicativo, non solo per la poliedricità del suo approccio alla materia, per la varietà delle funzioni che il suo lavoro può fornire all’industria del cinema e dell’informazione, ma anche per comprendere come in questo campo non è certo sufficiente saper usare tecnicamente una fotocamera, in quanto bisogna mettere in campo costantemente una sensibilità visuale non comune, per restare aderenti alle atmosfere create dagli autori del film. Non è certo facile interpretare e condensare il flusso delle immagini in movimento in un unico potente scatto. Una corretta inquadratura, un taglio di luce, l’istante decisivo, tutte scelte che dipendono da una cultura visuale affinata e ricettiva, capace di ricreare immagini senza appiattirle. Per questo Montesi può tranquillamente considerarsi naturale erede della grande tradizione della fotografia di cinema e del ritratto d’autore.
BIOGRAFIA
Stefano Cristiano Montesi Nato a Roma nel 1962, Stefano Cristiano Montesi, nel 1989 inizia a lavorare come assistente di Giuseppe Pino a Milano. Nel 1992 torna a Roma diventando assistente freelance di molti fotografi di livello internazionale. Nel 1996, inizia a collaborare con l’agenzia Photomovie. Durante gli anni di collaborazione con l’agenzia, realizza circa 100 cover per i più importanti magazine italiani ed esteri. Sue foto sono state pubblicate su Io Donna, Max, Ciak, Amica, Vanity Fair, Sette, A, Tv sorrisi & canzoni, Sight and Sound, Zoom. Dal 1998 al 2004, è tra i pochi fotografi al mondo ad utilizzare la “Giant Camera Polaroid”, realizzando ritratti alle Stars del cinema, italiane e straniere, durante i festival del cinema di Venezia, Berlino e Taormina, fra gli altri immortala nel suo obiettivo: Tom Cruise, Steven Spielberg, Nicole Kidman, Nicholas Cage, Scarlett Johansson. Nel 2008 diventa freelance e dal 2010 al 2025, avvia un sodalizio con il collega Philippe Antonello da cui nasce il progetto 3D, in questi anni vengono ideati e realizzati molti servizi fotografici a livello editoriale ed espositivo. Tra il 2004 e il 2018 viene premiato diverse volte a CliCiak, concorso nazionale per fotografi di scena, come miglior fotografo di scena italiano. Dal 2025 ha ripreso a lavorare da solo e contemporaneamente a realizzare progetti personali.