Aldo Martinuzzi : chê matine. 7 maggio 1976

In occasione del 50esimo anniversario del terremoto in Friuli, il Comune di Spilimbergo presenta con il CRAF la mostra di Aldo Martinuzzi, celebre fotografo sportivo che ha documentato parte del territorio regionale colpito tragicamente dal sisma il 7 maggio 1976. In particolare, l'esposizione comprende immagini delle località di Valeriano, Forgaria, Majano, Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Rivoli di Majano, Castelnovo e Oltrerugo.
L'inaugurazione si terrà sabato 28 marzo alle ore 11 a Palazzo La Loggia in piazza Duomo a Spilimbergo. 
L'autore ricorda e racconta quel tragico 7 maggio 1976:

"La sera del 6 maggio 1976 ero a Milano nella mia casa sui Navigli con la mia futura moglie Tiziana. Verso le 23 sentimmo la notizia del terremoto in Friuli. Le notizie erano frammentarie anche sulle località colpite, non c’era ancora internet e le ripetute chiamate ai miei genitori a Barbeano non ricevevano risposta. Eravamo molto preoccupati. Decidemmo di partire all’una di notte in sella alla Moto Guzzi 850, pronta per la mia trasferta a Catania per l’imminente Giro d’Italia. In autostrada incrociavamo già i primi mezzi di soccorso, militari, ambulanze, camioncini con i cartelli: “Soccorsi Friuli”. Alle 4.30 arrivammo a Barbeano. Fortunatamente stavano tutti bene e non c’erano danni importanti, stessa cosa a Gaio, nella casa di mia nonna Amalia. Proseguimmo constatando il duro e triste impatto con le distruzioni del terremoto. Il campanile e la chiesa di Valeriano avevano subito forti danni, erano luoghi che conoscevo benissimo dove avevo trascorso la mia infanzia e parte dell’adolescenza. Attraversammo Pinzano dove, almeno sulla strada principale, c’era solo qualche piccolo crollo e altri cedimenti lungo la strada per la stazione. Arrivammo a Forgaria dove trovammo case diroccate e macerie sulle strade, ma fortunatamente i nostri spostamenti erano agevolati dall’utilizzo della moto. Ricordo l’immagine di un anziano che, tranquillamente, stava vangando il proprio orto, un’istantanea tipica della nostra friulanità. Arrivammo a Majano dove erano collassati due condomini gemelli, Astra e Udine, costruiti nel 1967. A Gemona ci arrivammo dalla strada alta, piena di massi e crepe sull’asfalto. Sia a Majano che a Gemona apprezzai la celerità dei soccorsi, erano già pronte molte bare e allestita una tendopoli per gli sfollati. A Venzone erano già presenti volontari intenti a sistemare un muretto di sassi “a secco” crollato al di fuori delle antiche mura perimetrali. A Osoppo nel piazzale dove parcheggiai la moto c’era una scritta sull’asfalto: “La terra trema il ciel s’oscura ma il 57 non ha paura”. Questo slogan veniva spesso utilizzato dai coscritti di leva e mai come all’ora era stato tristemente premonitore. Sempre a Osoppo c’era una vastità enorme di macerie e case crollate fatte con sassi e solai di legno. Mi impressionò la sede del Partito Comunista che aveva resistito alla distruzione. Dappertutto c’erano militari, vigili del fuoco, volontari, che cercavano superstiti scavando anche a mani nude, nonostante il susseguirsi delle scosse. Assistetti alle lunghe operazioni per il recupero del piccolo Paolo Fabris, figlio del farmacista, che fortunatamente fu ritrovato in buona salute (il settimanale Epoca gli dedicò la copertina a colori). Nelle vicinanze di Majano crollò la trattoria “Da Gardo” durante una cena, ci furono 16 morti. Fotografai anche i dintorni di San Daniele, Castelnovo e Oltrerugo. Il mio piccolo reportage fotografico si concluse alle 17 ed era durato 12 ore. Un grande lavoro di valore fotogiornalistico e sentimentale. Avrei potuto vendere quel servizio a qualche giornale, ma ho preferito custodire per 50 anni quelle immagini nel rispetto del dramma sofferto dal mio Friuli".
Palazzo La Loggia, Spilimbergo
28/03/2026
11.00

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