Aldo Martinuzzi : chê matine. 7 maggio 1976
Diario di viaggio di Aldo Martinuzzi attraverso il Friuli, dalle 5 del mattino alle 17 del 7 maggio 1976, in un itinerario che comprende le località di Valeriano, Forgaria, Majano, Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Rivoli di Majano, Castelnovo e Oltrerugo.
L'autore ricorda e racconta quel tragico 7 maggio 1976:
"La sera del 6
maggio 1976 ero a Milano nella mia casa sui Navigli con la mia futura
moglie Tiziana.
Verso
le 23 sentimmo la notizia del terremoto in Friuli. Le notizie erano
frammentarie anche sulle località colpite, non c’era ancora
internet e le ripetute chiamate ai miei genitori a Barbeano non
ricevevano risposta. Eravamo molto preoccupati. Decidemmo di partire
all’una di notte in sella alla Moto Guzzi 850, pronta per la mia
trasferta a Catania per l’imminente Giro d’Italia. In autostrada
incrociavamo già i primi mezzi di soccorso, militari, ambulanze,
camioncini con i cartelli: “Soccorsi Friuli”. Alle 4.30
arrivammo a Barbeano. Fortunatamente stavano tutti bene e non c’erano
danni importanti, stessa cosa a Gaio, nella casa di mia nonna Amalia.
Proseguimmo
constatando il duro e triste impatto con le distruzioni del
terremoto.
Il
campanile e la chiesa di Valeriano avevano subito forti danni, erano
luoghi che conoscevo benissimo dove avevo trascorso la mia infanzia e
parte dell’adolescenza. Attraversammo Pinzano dove, almeno sulla
strada principale, c’era solo qualche piccolo crollo e altri
cedimenti lungo la strada per la stazione.
Arrivammo
a Forgaria dove trovammo case diroccate e macerie sulle strade, ma
fortunatamente i nostri spostamenti erano agevolati dall’utilizzo
della moto. Ricordo l’immagine di un anziano che, tranquillamente,
stava vangando il proprio orto, un’istantanea tipica della nostra
friulanità.
Arrivammo
a Majano dove erano collassati due condomini gemelli, Astra e Udine,
costruiti nel 1967.
A
Gemona ci arrivammo dalla strada alta, piena di massi e crepe
sull’asfalto.
Sia
a Majano che a Gemona apprezzai la celerità dei soccorsi, erano già
pronte molte bare e allestita una tendopoli per gli sfollati. A
Venzone erano già presenti volontari intenti a sistemare un muretto
di sassi “a secco” crollato al di fuori delle antiche mura
perimetrali. A Osoppo nel piazzale dove parcheggiai la moto c’era
una scritta sull’asfalto: “La terra trema il ciel s’oscura ma
il 57 non ha paura”.
Questo
slogan veniva spesso utilizzato dai coscritti di leva e mai come
all’ora era stato tristemente premonitore. Sempre a Osoppo c’era
una vastità enorme di macerie e case crollate fatte con sassi e
solai di legno. Mi impressionò la sede del Partito Comunista che
aveva resistito alla distruzione. Dappertutto c’erano militari,
vigili del fuoco, volontari, che cercavano superstiti scavando anche
a mani nude, nonostante il susseguirsi delle scosse.
Assistetti
alle lunghe operazioni per il recupero del piccolo Paolo Fabris,
figlio del farmacista, che fortunatamente fu ritrovato in buona
salute (il settimanale Epoca gli dedicò la copertina a colori).
Nelle vicinanze di Majano crollò la trattoria “Da Gardo” durante
una cena, ci furono 16 morti. Fotografai anche i dintorni di San
Daniele, Castelnovo e Oltrerugo. Il mio piccolo reportage fotografico
si concluse alle 17 ed era durato 12 ore.
Un
grande lavoro di valore fotogiornalistico e sentimentale. Avrei
potuto vendere quel servizio a qualche giornale, ma ho preferito
custodire per 50 anni quelle immagini nel rispetto del dramma
sofferto dal mio Friuli".
ALDO MARTINUZZI
Aldo Martinuzzi nasce a Udine nel 1946. Dopo l’infanzia e l’adolescenza trascorsa a Gaio di Spilimbergo,
con la nonna materna, nel 1961 si trasferisce con i genitori a Milano, dove inizia a lavorare come
apprendista in una Fotoincisione. Il progresso nel campo delle riproduzioni fotografiche per la stampa, lo
pone in contatto con altri metodi “litho e rotocalco”.
Alla Fotoincisione Sempione di Milano si riproducevano in quel periodo, le più belle immagini sportive per
la pubblicazione su riviste specializzate, “Super Sport” e “Calcio e Ciclismo Illustrato”della Gazzetta dello
Sport. Scatta in Martinuzzi un vero e proprio amore per la fotografia sportiva.
Nel 1972 inizia la sua attività di fotografo “freelance”. Si specializza nel settore degli sport invernali con i
reportages alle Coppe del Mondo, Campionati Mondiali e Olimpiadi Invernali.
Collabora sino al 1996 con la rivista “Neve Sport” rivista settimanale nel periodo invernale Nel 1980 si
avvicina ad altre discipline: ciclismo, calcio, tennis, sci nautico, golf, per cinque anni è il fotografo ufficiale
dell’Inter di Trapattoni.
Nel 1987 vince il premio fotografico “Diadora”. In collaborazione con il CRAF di Spilimbergo e il compianto
Walter Liva, vengono allestite diverse sue mostre fotografiche:
2005, I Volti dello Sport, Lignano Pineta, Sequals, Piancavallo;
2011, Fotografi di Corsa, Spilimbergo, Milano;
2016, Omaggio allo Sport, viale pedonale di Lignano Sabbiadoro;
2018 Fotografi di Corsa, San Vito al Tagliamento.
Nel 2025 la Pro Loco “I Due Campanili” di Gaio e Baseglia edita il libro “Aldo Martinuzzi il grande sport
fotografato da un Friulano”.
Aldo, “Martinez” per i colleghi, spicca nel colorito mondo dei fotografi sportivi per il suo carattere dolce e
posato, in antitesi con l’immagine classica del cinico fotografo d’assalto: scrupoloso e positivo sul lavoro,
disponibile con i colleghi, ha fatto parte della generazione di mezzo del dopoguerra e ha scontato e
beneficiato in pari misura di essere un “freelance”.