Joel Meyerowitz
Joel Meyerowitz è nato nel 1938, nel Bronx, un quartiere che offriva lezioni quotidiane sulla divina commedia e sulle tragedie della vita umana. È convinto che sia stata questa fondamentale educazione di strada ad alimentare in lui il piacere di osservare le persone, una sensibilità che è al centro della sua fotografia.

Dopo aver studiato arte, storia dell’arte e illustrazione medica alla Ohio State University, all’inizio degli anni Sessanta ha lavorato come direttore artistico nella pubblicità. Nel 1962, Robert Frank fece le fotografie per un libretto di cui Joel aveva curato la grafica e fu proprio osservando Frank lavorare che Meyerowitz scoprì che si possono scattare fotografie mentre sia il soggetto che il fotografo sono in movimento! La forza di questa intuizione gli fece lasciare immediatamente il suo lavoro, prendere in prestito una macchina fotografica e andare per le vie di New York a scoprire com’era il mondo. Da allora non ha mai abbandonato la strada.

Joel iniziò utilizzando pellicole a colori. Non conosceva niente di meglio e non sapeva che i fotografi di quel tempo considerassero “arte” solo la fotografia in bianco e nero. Nei suoi primi giorni in strada incontrò un giovane grafico, Tony Ray-Jones, che, come Joel, aveva iniziato utilizzando il colore come il mezzo più naturale per fare fotografia e ambedue ne studiavano le possibilità. Più tardi quello stesso anno Joel conobbe e diventò amico di Garry Winogrand e insieme camminarono e lavorarono sulla Fifth Avenue ogni giorno per quasi cinque anni.

Joel Meyerowitz è uno “street photographer” nella tradizione di Henri Cartier-Bresson e Robert Frank, anche se lavora esclusivamente a colori. Come pioniere, ha avuto un ruolo fondamentale nel far cambiare l'atteggiamento verso la fotografia a colori, dal rifiuto all’ accettazione quasi universale. Il suo primo libro "Cape Light" è considerato un classico della fotografia a colori e ha venduto oltre 100.000 copie. Ha pubblicato altri diciassette libri tra cui "Bystander: The History of Street Photography", e nel 2012 Phaidon ha pubblicato in due volumi la sua retrospettiva, "Taking My Time".

Meyerowitz non si è mai sentito vincolato a nessuna disciplina fotografica: "la fotografia di strada è l'unico mezzo che non deve nulla alla pittura o alle altre arti plastiche, è puramente fotografica" Meyerowitz pensa che questo sia un punto di partenza naturale per aprire una discussione sul mondo che ci circonda, e che le domande siano ciò che ci porta a fare nuovi tipi di fotografie. Questa energia inquieta e questo approccio aperto al soggetto hanno dato vita ad un lavoro multiforme; Photographs From a Moving Car (una mostra personale al MoMA nel 1968), il suo progetto finanziato dal Guggenheim Fellowship, Still Going: America During Vietnam, il suo lavoro con la camera a grande formato (8x10) ha portato alla pubblicazione di diversi libri; Cape Light, St. Louis and The Arch, Redheads, A Summer’s Day, Bay/Sky, Aftermath: The World Trade Center Archive, e molti altri, che si occupano di soggetti diversi; la luce, i ritratti, il paesaggio, le città e la storia, tutto si discosta nettamente dalla street photography, eppure si riesce a vedere come il suo occhio e le sue idee rimangono coerenti in tutto.

Nel 1995 Meyerowitz ha diretto e prodotto il suo primo film. Gli venne l’idea in maniera spontanea, come per una foto di strada, quando sentì dire a suo padre:“Il mio problema è che non arrivo mai al punto di arrivare al punto!”. In un istante capì che suo padre era in difficoltà e gli stava chiedendo aiuto. Il risultato è POP, un diario intimo di un road trip lungo tre settimane col figlio Sasha e il padre, Hy. Questa odissea ha come protagonista un uomo di 87 anni malato di Alzheimer, imprevedibile, conoscitore della vita di strada e spiritoso. È uno sguardo aperto sulla vecchiaia e una riflessione sul significato della memoria.

Pochi giorni dopo l’attacco dell’ 11 settembre 2001 al World Trade Center di New York, Meyerowitz ha cominciato a creare un archivio di immagini sulla distruzione e ricostruzione di Ground Zero. È stato l’unico fotografo ad ottenere il libero accesso al sito. Il World Trade Center Archive conta più di 8.000 immagini e sarà a disposizione per la ricerca e per mostre fotografiche a New York, nel Memorial Museum dedicato all’11 Settembre. Con le sue fotografie del World Trade Center Archive, Meyerowitz è anche stato invitato a rappresentare gli Stati Uniti all’ottava Biennale di Architettura di Venezia.

Adesso, al suo cinquantesimo anno di fotografia, il suo stile si è notevolmente semplificato. L’ultimo insieme di lavori; The Elements, è un approfondimento sui quattro fenomeni che governano le nostre vite e una ricerca su un nuovo modo per descrivere il loro potere.
Lo scorso autunno sono stati pubblicati tre nuovi libri, Taking My Time la retrospettiva in due volumi edita da Phaidon in occasione del cinquantesimo anno di attività; Provence: lasting Impressions, a quattro mani con la moglie Maggie Barrett, pubblicato da Sterling, e un libro sugli ultimi lavori di Paul Strand edito da Aperture. Meyerowitz è patrocinato dal Guggenheim e sia il NEA (National Endowment of the Arts)che il NEH (National Endowment for the Humanities)gli hanno conferito dei premi. Il suo lavoro fa parte della collezione del Museum of Modern Art, del Boston Museum of Fine Arts, The Art Institute of Chicago, e di molti altri musei nel mondo.
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