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in programma
Il muro infinito, Berlino 1989-2019
a cura di Eraldo Affinati
9 novembre 2019 - 6 gennaio 2020
Sala Espsosizioni, Biblioteca Civica Pordenone
Inaugurazione: sabato 9 novembre 2019 alle ore 18 (Sala Teresina Degan, Biblioteca Civica Piazza XX Settembre 11 - Pordenone)
La mostra è visitabile con i seguenti orari:
lunedì 14.00 - 19.00 / da martedì a sabato 9.00 - 19.00
Ingresso libero
Toni Nicolini, Berlino, 1974
Lo scrittore Eraldo Affinati ha scelto oltre 60 foto conservate nel Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo scattate prima, durante e dopo il crollo della barriera-simbolo di un’epoca. Accompagnate da testi, didascalie d’autore e video, le immagini ci raccontano di un muro che ormai non esiste più e di altri che, invece, continuano a dividere il mondo. “Il Muro Infinito - Berlino 1989 - 2019” nasce dalla collaborazione fra il Comune di Pordenone, il CRAF di Spilimbergo e la Fondazione Museo Storico del Trentino.


Il 9 novembre 1989 è una data scritta su un muro che si sgretola. Preso letteralmente d’assalto da migliaia di cittadini, il Muro, Die Mauer, cento chilometri e oltre di inavvicinabile cemento e filo spinato, cadeva, trent’anni fa, a Berlino. Veniva fatto a pezzi con i picconi, addirittura con le mani, diventando il simbolo di un regime che crollava, di un secolo che finiva, il Novecento, e di un sogno che rinasceva e sapeva di riunificazione, speranza, libertà. Per la Germania ancora divisa, per l’Europa tutta, iniziava una nuova vita.
Non era ancora l’epoca degli smartphone e dei social media, ma quel muro grigio che si sbriciolava nella polvere, quelle persone festanti a migliaia fecero ugualmente il giro del mondo. Foto, video, le prime maratone televisive testimoniarono minuto per minuto ciò che accadde a Berlino nei caldissimi giorni di un autunno indimenticabile.
Molto tempo ancora, dopo quel 9 novembre 1989, sarebbe sopravvissuta l’immagine del Muro nella memoria dei berlinesi come nel comune sentire dell’Europa che, allora, costruiva invece i primi mattoni di un’auspicata, nuova unità. Da quel 9 novembre sono trascorsi trent’anni: il muro di Berlino non c’è più, altri muri, nel mondo, continuano a sopravvivere e a dividere.
Nasce da qui “Il Muro Infinito - Berlino 1989 - 2019”, mostra nata dalla collaborazione fra il Comune di Pordenone, il CRAF di Spilimbergo e la Fondazione Museo Storico del Trentino che sarà ospitata dal 9 novembre 2019 al 6 gennaio 2020 nella Sala Esposizioni della Biblioteca civica di Pordenone, nell'ambito del calendario di iniziative "Memorie dal muro. A 30 anni dalla caduta".

Una mostra che non è soltanto fotografica ma è, meglio, un racconto per immagini e parole del quale lo scrittore Eraldo Affinati è insieme curatore e protagonista con i suoi testi. Spesso ospite di queste nostre terre - amico fraterno di Pier Luigi Cappello - e da sempre interessato alla storia del Novecento, Affinati è autore di Berlin (Rizzoli, 2009), ritratto impossibile e reale di una città camaleontica dove a parlare sono le statue, il Muro, i grattacieli, le stazioni, le vie, le piazze, i morti, i vivi che l’anno attraversata.
“Ci piaceva l’idea di raccontare Berlino a distanza di trent’anni secondo un modello classico degli archivi, la cosiddetta carte blanche – spiega Luca Giuliani, responsabile alla direzione del CRAF – che consiste nel dare ad un artista la possibilità di scegliere dalle collezioni materiali conservati da decenni e di portarli a una seconda vita. L’incontro con Eraldo Affinati, avvenuto grazie al prezioso suggerimento di Gian Mario Villalta, è stato in questo senso decisivo e assolutamente perfetto”.
Lo scrittore ha scelto dall’archivio del CRAF le immagini per lui più significative della capitale tedesca prima divisa e poi riunita, senza dimenticare gli “altri muri” che ancora oggi feriscono il mondo, intersecando il percorso di immagini con la poesia dei suoi testi.
“Ho accettato con piacere l’invito di Luca Giuliani - spiega Affinati - soprattutto pensando ai più giovani. Ogni generazione ricomincia da capo nel lavoro di conoscenza del passato che noi adulti non dovremmo mai dare per scontato. Mi sono immerso negli archivi del Craf alla maniera di un palombaro del Novecento lasciandomi guidare dall’istinto lirico, confermato dai testi dei pannelli e dalle didascalie che ho scritto come luci di candela accese sotto le fotografie. Berlino per me è collegata al Friuli, in quanto mia madre fuggì dal treno della deportazione il 2 agosto 1944 alla stazione di Udine. Se lei non ce l’avesse fatta, né io né mio fratello saremmo nati. È questa anche la ragione per cui le vicende tedesche relative alla Seconda Guerra Mondiale sono presenti in molti miei libri, specialmente Berlin che sarà presto riedito.”
Sessanta le immagini esposte su di un muro simbolico, costruito al centro della Sala. La prima parte è dedicata alla Berlino prima della caduta del Muro: a ritrarla è Toni Nicolini, fra le più prestigiose firme italiane del reportage sociale e del racconto per immagini. Fotografo del Touring club, autore di storici servizi fotografici nelle zone più ferite e depresse del Sud Italia, Nicolini ci restituisce la Berlino degli anni Settanta e Ottanta con l’incisività classica del bianco e nero tipico di un’epoca di grandi contrasti.
Del Muro immediatamente dopo il crollo ci raccontano invece Marion Messina – fotografa e insegnante, autrice con i suoi studenti di un reportage vivido di quel fatidico 9 novembre 1989 – e Carlo Leidi, fotografo e scrittore esponente dei movimenti politici e culturali degli anni Sessanta e Settanta. Sue fotografie sono state pubblicate su L'Europeo, La Domenica del Corriere e su diversi periodici e quotidiani stranieri. La spontaneità dei suoi scatti rubati rende vividissimo il contesto di grande eccitazione di quei giorni incredibili.
La Berlino post Muro è invece protagonista nelle foto di Eugenio Novajra e Tommaso Bonaventura. Insignito dal CRAF nel 2018 con il Premio Friuli Venezia Giulia Fotografia per un autore regionale, Novajra ci restituisce la sua visione di una realtà urbana europea fra le più mutevoli e dinamiche, ma anche una galleria di ritratti che raccontano i diversi aspetti della vita quotidiana nella città.
Espressione della sua raffinata ricerca del colore e del suo personalissimo stile di racconto, le fotografie di Tommaso Bonaventura sono invece tratte dal reportage che l’autore, vincitore di premi nazionali ed internazionali come il World Press Photo e il Sony World Photography Award, ha dedicato al celebre quartiere multietnico Kreuzberg.
“Tommaso Bonaventura sarà protagonista - ricorda il Presidente del CRAF Enrico Sarcinelli - anche di una seconda mostra fotografica dedicata alla Berlino del Muro, realizzata dal CRAF in collaborazione con Camera di Torino, che sarà ospitata a San Vito al Tagliamento dal 18 gennaio 2020”.
È infine un video a raccontare, nell’ultima sezione della mostra, i muri che ancora dividono il mondo: dagli steccati di Ciudad Juàrez, in Messico, al confine blindato di Israele e Palestina, dalle recinzioni metalliche che corrono per centinaia di chilometri fra India e Bangladesh alle frontiere delle enclavi spagnole a Ceuta e Melilla.
Dopo Pordenone, “Il Muro infinito” sarà a Trento presso la Fondazione Museo storico del Trentino nello spazio espositivo Le Gallerie, dal 23 febbraio al 26 aprile 2020.


GLI AUTORI
Toni Nicolini
Nasce a Milano nel 1935.Inizia ad occuparsi di fotografia in modo sistematico nel 1963 indirizzandosi da subito verso il reportage sociale e il racconto per immagini. Diventa socio del Circolo Fotografico Milanese e decide di diventare fotografo professionista.
Nei primi anni Sessanta incontra il pittore Ernesto Treccani, fondatore del Movimento artistico Corrente e con lui inizia un viaggio in Calabria dove realizza un potente reportage fotografico sul tema delle migrazioni interne Sud-Nord. La tematica migratoria diventa in quegli anni ricorrente nei lavori del fotografo milanese che indaga senza retorica le periferie milanesi e torinesi. Sempre all'inizio dei Sessanta, Toni Nicolini incontra Luigi Crocenzi, intellettuale poliedrico e teorico del fotoracconto. Nel 1968 è nuovamente a Sud a riprendere le vittime del terremoto che colpisce la Valle del Belice; è presente sui luoghi delle manifestazioni di studenti ed operai nell'autunno caldo, racconta le trasformazioni urbanistiche di Milano, dai navigli agli edifici del Centro Direzionale, dalla Borsa alle prime sfilate di moda. Nel ventennio 1970-1990 collabora a numerosissime iniziative editoriali del Touring Club Italiano. Negli anni 1993-1994 partecipa all'esperienza “Archivio dello Spazio” nell’ambito del progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano. Il nuovo Millennio lo vede impegnato a documentare le grandi dismissioni industriali del territorio milanese avvenute tra la fine degli anni Novanta e l'inizio dei Duemila. Muore a Milano nell'ottobre del 2012.Dal 2014 il suo archivio è conservato presso il CRAF (Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia) di Spilimbergo.

Marion Messina e la Carl Zeiss Oberschule di Berlino
Insegnante e fotografa, Marion Messina coordina un progetto di reportage dal titolo “9. November und die Tage Danach” realizzato dagli studenti della Carl Zeiss Oberschule di Berlino nei giorni immediatamente successivi alla caduta del Muro.

Carlo Leidi (Bergamo, 1930-1998) è stato un esponente della Bergamo politica e culturale degli anni Sessanta e Settanta, oltre che fotografo, scrittore. Egli amava definirsi notaio per dovere e fotografo per passione: incomincia a fotografare nel 1956, con lo scopo di utilizzare le immagini per documentare la realtà sociale che lo circonda. Suoi i reportage sull'Africa nera (1969-1971 in Mali), sul viaggio del Papa in Polonia (1979), su Bergamo, la sua città e la Toscana.
Con Alfonso Modonesi ha documentato Praga nel 1968. Le sue fotografie sono state pubblicate su L'Europeo, La Domenica del Corriere, Historia, Du e su diversi e numerosi periodici e quotidiani stranieri. Nel 1972 ha compiuto un viaggio in Cina, assieme alla delegazione de Il Manifesto di cui faceva parte, realizzando per l’occasione un vastissimo lavoro sul Paese asiatico alla fine della cosiddetta “rivoluzione culturale”.

Eugenio Novajra nasce a Torino nel 1960 e nel 1968, con la famiglia, si trasferisce a Udine. Nel 1976, negli USA, durante un programma di studio, dove tra le varie materie si insegna fotografia, decide che quello sarà il suo futuro professionale. Rientrato in Italia continua gli studi per poi trasferirsi a Milano, dove frequenta l'Istituto Europeo di Design e nel contempo lavora come assistente in diversi studi fotografici. Nel 1983 ritorna negli USA per completare la sua formazione fotografica all'Academy of Art di San Francisco. Fotografa per l'arredamento, l'architettura, lo spettacolo. Da sempre dedica particolare attenzione al profilo sociale, antropologico e storico del paesaggio urbano. Numerose le mostre fotografiche dedicate alle metropoli quali: San Paolo, Berlino, Saigon, Hanoi, Istanbul. Nel lavoro su Berlino presenta una sua personale indagine visuale su una delle realtà urbane europee considerate più mutevoli e dinamiche. Il suo primario interesse professionale per l’architettura non limita però la sua attenzione al solo aspetto urbanistico della metropoli che viene reinterpretata in una chiave spesso onirica e surreale. Nel caso di Berlino, oltre all’indagine metropolitana è presente anche una galleria di ritratti di berlinesi contemporanei che raccontano i diversi aspetti della vita quotidiana collocati in spazi simbolici e significativi della città tedesca

Tommaso Bonaventura (Roma, 1969) ha studiato Storia dell’Arte presso l'Università La Sapienza e Arti Visive all’Istituto Europeo di Design a Roma. Dall'inizio degli anni Novanta lavora a ricerche e progetti a lungo termine utilizzando la fotografia e la scrittura. Ha ricevuto numerosi premi nazionali ed internazionali come il World Press Photo e il Sony World Photography Award. Diverse sue fotografie sono state esposte in gallerie, festival e musei, inclusi la Biennale di Architettura Venezia, il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo Roma e il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea Milano. Vive tra la Francia e l’Italia dove insegna anche Fotografia, sia in lectures universitarie che in workshop professionali. Tra i suoi progetti ricordiamo: “Corpi di reato”, “Holy sfogline”, “If I Were Mao”.

Eraldo Affinati (Roma, 1956)
Scrittore e insegnante, ha pubblicato: Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj (1992), Soldati del 1956 (1993), Bandiera bianca (1995), Patto giurato. La poesia di Milo De Angelis (1996), Campo del sangue. Da Venezia ad Auschwitz (1997), Uomini pericolosi (1998), Il nemico negli occhi (2001), Un teologo contro Hitler. Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer (2002), Secoli di gioventù (2004), Compagni segreti. Storie di viaggi, bombe e scrittori (2006), La Città dei Ragazzi (2008), Berlin (2009), Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia (2010), L’11 settembre di Eddy il ribelle (2011), Elogio del ripetente (2013), Vita di vita (2014), L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani (2016), Tutti i nomi del mondo (2018), Il sogno di un’altra scuola. Don Lorenzo Milani raccontato ai ragazzi (2018), Via dalla pazza classe. Educare per vivere (2019). Ha curato l’edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern, Storie dall’Altipiano (2003). Ha fondato con la moglie Anna Luce Lenzi la scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati e, insieme a lei, è autore di Italiani anche noi. Corso di italiano per stranieri. Il libro della scuola Penny Wirton (2011-2015).

Toni Nicolini, Berlino, 1974
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