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La fotografia di strada come "Paesaggio Umano"
30 giugno - 26 agosto
Castello di San Vito al Tagliamento


Orari d'apertura
venerdì su appuntamento
sab-dom 10.30-12.30/15.30-19
ingresso gratuito
Leonio Berto Padova 2016
RETHINKING THE HUMAN STREET
La fotografia di strada come "Paesaggio Umano"

a cura di Angelo Maggi / Gruppo MIGNON (Padova)
Fatima Abbadi - Leonio Berto - Ferdinando Fasolo - Mauro Minotto -Giampaolo Romagnosi - Davide Scapin


Nonostante il termine “Street Photography” sia stato adottato in diversi contesti sin dalla fine dell'Ottocento, non esiste un preciso riferimento ad un genere fotografico nella sua specificità da un punto di vista storiografico.
In un’intervista del 1981 il fotografo Garry Winogrand, oggi riconosciuto come una delle figure preminenti della fotografia di strada, dichiarava "stupida" tale classificazione, e già prima di lui la stessa era stata rifiutata da altri importanti fotografi. Nel 1985 il numero 101 della rivista Aperture si apre con l’editoriale dal titolo "The human street", in riferimento ad una convenzionale "Street Photography" ispirata al lavoro dei grandi maestri: Cartier-Bresson, Robert Frank e lo stesso Winogrand.
Bystander: a History of Street Photography (1994) di Colin Westerbek e Joel Meyerowitz è il primo libro che codifica questo genere con un carattere storico autorevole. Il testo indaga il suo divenire inquadrandolo all’interno di un ampio quadro storico, coinvolgendo autori che normalmente non vengono associati a questa tipologia d’immagine.
Il potenziale della fotografia nel congelare i gesti con una velocità e agilità che sono peculiari dell'istantanea si è già eloquentemente espresso con l'affermarsi del piccolo formato agli inizi del XX° secolo. Anche se si sono raggiunti traguardi considerevoli nel primo secolo di vita della fotografia, è solo attraverso lo sguardo di André Kertész in Europa e di Walker Evans in America che possiamo ritenere maturo il linguaggio della "Street Photography". Il lavoro di Robert Frank nel celebre volume The Americans aggiunge inoltre un nuovo valore, grazie alla sequenzialità dell’iconografia fotografica.

Le fotografie di strada, prese singolarmente, non possono essere codificate all’interno del genere: è l'approccio del fotografo ad essere determinante per definirne il significato. La “Street Photography" è innanzitutto un modo di essere e vivere la fotografia, e di utilizzarla come linguaggio espressivo.
Appare particolarmente significativo che nella più recente edizione di Bystander … (2017) sia stato inserito un nuovo capitolo intitolato “Now and then: in defense of traditional Street Photography”, nel quale gli autori sostengono di non condividere molte declinazioni che il genere sembra aver assunto negli ultimi anni. Pur non mettendo in discussione la validità del lavoro degli autori più recenti, questa parte del libro sembra prendere le distanze rispetto a proposte che si allontanano dai tradizionali valori estetici d’intuizione, invisibilità e spontaneità. Soprattutto le più recenti proposte sembrano aver perso di vista l’obiettivo principale della fotografia di strada: raccontare l’uomo nel suo tempo.
Il gruppo Mignon già dagli anni '90 intitola alcune proprie mostre "Fotografia di Strada" e "Paesaggio Umano", non solo per sdoganare questi termini e per delimitarne il campo d'azione, ma anche per proporre dei lavori nei quali l'accostamento delle immagini, non per autore ma per contenuti, restituisse all'osservatore un chiaro esempio del potenziale espressivo di questo genere fotografico in relazione al proprio tempo. Rethinking the human street rappresenta la volontà da parte di questo collettivo italiano di confermare un approccio autentico alla fotografia di strada contemporanea.
Leonio Berto Padova 2016
Fatima Abbadi Giordania 2015
Ferdinando-Fasolo-Londra-1999
Mauro Minotto, Parigi, 1998
Davide Scapin
Giampaolo Romagnosi, New York, 2002

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