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Otto e mezzo, il viaggio di Fellini
Otto e mezzo, il viaggio di Fellini
Con il patrocinio del C.R.A.F.
Cinemazero
Otto e mezzo - il viaggio di Fellini
Fotografie di Gideon Bachmann
Villa Galvani, Pordenone
17 luglio - 21 settembre 2003
Nessun occhio le ha perlustrate e incontrate per quasi 40 anni, contengono alcune delle rare immagini della sequenza finale del film andata perduta, ma le foto di Gideon Bachmann che Cinemazero ha sottratto all'oblio dopo decenni, e che si potranno ammirare dal 17 luglio al 21 settembre nella mostra Otto e mezzo - Il viaggio di Fellini, costituiscono una sorprendente risposta ad una domanda che chiunque abbia mai visitato il posto dove si gira un film si è fatto almeno una volta: cos'è un set? Il luogo del provvisorio, dove enormi risorse ed energie vengono concentrate e investite solo perché impressionino qualche centimetro quadrato del fotogramma prima di essere abbandonate per sempre? L'impero di un solo uomo, il regista, che durante la durata delle riprese ha potere assoluto su ogni oggetto e corpo che faccia parte del suo dominio? Un esercito sfiduciato e riottoso che fantastica ai margini dell'inquadratura e la cui battaglia contempla lunghissime pause di inattività rotte da piccole esplosioni di energia ripetute all'infinito dallo schiocco di un ciak? Ci sono straordinari ritratti di Fellini e Mastroianni, della Cardinale e della Loren (in visita sul set), centinaia di scorci caratteristici delle scene più famose del film (quella dell'harem con Mastroianni nella tinozza, quella della passerella conclusiva con tutti i personaggi, quella della Saraghina sulla spiaggia) e vivide pose del maestro che incita le comparse, discute con gli attori, dirige il traffico della gremita popolazione del film come un domatore oppure, semplicemente, riposa come un oggetto abbandonato ai margini del set.
L'occhio del reporter americano, che aveva lavorato sin da giovane come fotografo anche durante gli anni della seconda guerra mondiale e all'indomani della liberazione dal nazismo, più che cercare il rapporto con l'inquadratura che sarà nel film, insegue la misteriosa irradiazione dei focolai di vitalità di cui un set è costituito e la cui radiografia sembra essere chiara solo a chi a quel set ha dato vita.
Se 8 1/2 è il più intimo dei film di Fellini, il suo set è stato il più personale dei rituali di autorappresentazione, il più affollato degli specchi, il più sterminato campo di rifrazioni che abbia mai visto la luce di fronte ad una camera pronta a catturare il riverbero infinito di una coscienza che si scatena quando, rompendo il silenzio, pronuncia il pronome più impegnativo che esista: io. (Mario Sesti)
 
Otto e mezzo, il viaggio di Fellini
Fulvio Merlak, Colori, 1984

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Fox Talbot, The Reading Establishment, 1846

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