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Pierluigi un fotografo sul set
Cinemazero - CRAF - Provincia di Pordenone
"Pierluigi - un fotografo sul set"
Villa Galvani, Pordenone
13 luglio - 22 settembre 2002
Pierluigi Praturlon - noto con il nome d'arte di Pierluigi - originario di Pordenone dove divenne uno dei più richiesti fotografi di cinema.
La carriera di Pierluigi è stata molto diversa da quella dei suoi colleghi coetanei. Nella seconda metà degli anni '50 cominciò a frequentare i set dei più importanti film che si giravano allora a Roma. Si specializzò non come fotografo di scena ma come autore di veri e propri special sui set. Conosceva ben cinque lingue e venne chiamato spessimo dalle produzioni americane a scattare dei servizi negli studi di Cinecittà. Era il periodo della cosidetta 'dolce vita', che Pierluigi visse da protagonista e non come paparazzo. Mentre gli altri fotografi, non potendo accedere a Cinecittà, aspettavano i divi, la sera, sui marciapiedi di via Veneto - da qui nacque il mito del 'paparazzo' -, Pierluigi, grazie al superiore livello culturale ed alla sua preparazione, fu uno dei primi fotogiornalisti che con i sui scatti raccontava l'atmosfera dei set cinematografici. Era l'unico italiano che fotografava Charlton Heston mentre girava "Ben Hur" (1959). In trenta anni di carriera il fotografo friulano immortalò i più importanti set: da "Guerra e pace" (1957) di King Vidor a "Timbuctù" (1957) di Henry Hathaway, da "La baia di Napoli" (1960) di Melville Shavelson a "Il mattatore" (1960) di Dino Risi per passare a "La dolce vita" (1960) di Federico Fellini, "Una vita difficile" (1960) di Dino Risi, "Il giudizio universale" (1961) di Vittorio De Sica, "Salvatore Giuliano" (1961) di Francesco Rosi, "Barabba" (1962) di Richard Fleischer, "La pantera rosa" (1963) di Blake Edwards e tantissimi altri.
Contribuì in maniera determinante alla formazione del mito Sophia Loren, fotografandola già nel 1955 in "La bella mugnaia" di Mario Camerini e consacrandola in "La ciociara" (1961) di Vittorio De Sica dove scattò l'immagine della Loren inginocchiata e piangente, che divenne il manifesto del film e icona del grande cinema italiano premiato con gli Oscar.
Accompagnò anche la carriera di Fellini, dalle foto simbolo di un'epoca, quelle della Anita Ekberg nella Fontana di Trevi in "La dolce vita", giù giù fino alla tabaccaia di "Amarcord".
Tornò anche in Friuli per fotografare, sempre per degli special, i set dei film che si sgiravano nella nostra regione: "Addio alle armi" (1957) di Charles Vidor, "La grande guerra" (1959) di Mario Monicelli e "La ragazza e il generale" (1967) di Pasquale Festa Campanile.
Una raccolta impressionante che racchiude il meglio del cinema di quegli anni.
Dopo lunghe e difficili ricerche, si è riusciti a ricostruire la carriera di Pierluigi con tutto il materiale del fotografo friulano stampato da negativo originale. Attraverso un'accurata, quanto meticolosa selezione del vastissimo materiale raccolto presso la 'Reporters Associati', sono stati scelti 170 scatti che racchiudono la carriera di Pierluigi. Fotografie spesso inedite, mai stampate ne pubblicate, di grandissima qualità ed impatto visivo in formato 30 x 40.
Questo prezioso materiale compone la mostra che si terrà nel periodo 13 Luglio/22 Settembre 2002 a Villa Galvani di Pordenone, corredata da un catalogo (formato cm. 24 x 22) di 110 pagine con oltre 60 immagini stampate in bicromia oltre a saggi critici, una nota biografica e la filmografia completa dei set frequentati da Pierluigi. Il catalogo sarà la prima pubblicazione in Italia dedicata a questo fotografo ingiustamente dimenticato per troppi anni.
Pierluigi Praturlon nasce a Roma il 14 novembre del 1924, primo di tre fratelli.
Suo nonno, Antonio Praturlon, era partito da Pordenone nella seconda metà dell'800 per fare il dirigente della Cucirini Cantoni Coats (CCC) in Lombardia.
Antonio Praturlon ebbe due mogli e ventiquattri figli equamente divisi; dodici con la prima moglie e dodici con la seconda. Da ciascuna ebbe, sempre equamente divisi, sei maschi e sei femmine. Gavino, che era nato dalla prima moglie di Antonio Praturlon - ereditò il nome sardo grazie ad un colonnello del 'regio esercito sabauda' conosciuto e molto stimato dal padre - era ispettore dell'Inam e dalla Lombardia scese fino a Roma dove conobbe Marcella Betti. Tra il 1924 e il 1929 vennero alla luce Pierluigi, Gianni (Gianvittore) ed Ezio.
Pierluigi fin da piccolo dimostrò una vivace e pronta intelligenza, uno spirito irrequieto ed una grande facilità di apprendimento. A diciannove anni dovette interrompere gli studi (dopo aver terminato il liceo classico) per gli eventi bellici e venne arruolato nell'esercito in servizio di leva alcuni giorni prima dell'8 settembre 1943.
Fin da giovane dimostrò una grande e naturale predisposizione per le lingue straniere, cosa che in seguito gli avrebbe facilitato non poco la vita professionale.
Pierluigi, che conosceva bene il tedesco per averlo studiato a scuola, arrivò a Pordenone con la famiglia sfollata da Roma nel 1945. Soggiornarono quasi un anno in Friuli dove il fratello Gianni conobbe Gina che diventerà sua moglie. Nel 1946 fù il primo a rientrare a Roma e cominciò ad accuparsi di vendita e acquisto di apparecchi fotografici per inglesi e americani. Cominciò anche a scattare qualche fotografia, sempre con taglio giornalistico. Venne notato dall'agenzia Vespasiani che lo assunse. In seguito venne assunto da Ivo Meldolesi, mastodontico fotoreporter (pesava un quintale in un'epoca dove tutti erano magrissimi e soffrivano la fame) divenuto famoso per essere riuscito a fotografare il bandito Giuliano ricercatissimo in quegli anni dalla polizia. Il primo scoop di Pierluigi risale al 1947, quando scattò una foto a Greta Garbo, che era giunta a Roma in gran segreto per un provino cinematografico. Passò poi all'agenzia Poletto dove cominciò a fotografare per il cinema. Fù soprannominato 'lux' il fotografo delle stelle, in riferimento ad un famoso Carosello delle omonime saponette che in quegli anni pubblicizzava il sapone delle stelle, quello usato da nove stelle del cinema su dieci.
Nel 1947 passa alla "Vespol" (agenzia di Sandro Vespasiani e G.B. Poletto), occupandosi in particolare di cronaca, sia nero che rosa. Un paio d'anni e poi avviene il passaggio allo studio di Ivo Meldolesi. Con lui ci sono altri giovani fotografi (Gugliemo Colizzi, Sergio Strizzi) destinati ad una brillante carriera, e tutti animati da una forte intraprendenza. L'attività di Pierluigi è rivolta soprattutto verso il cinema, senza però trascurare il teatro leggero, la rivista, i musicals. Sono di questo periodo i suoi lavori con Walter Chiari, Delia Scala, Bice Valori ecc..Nel 1949 viene chiamato dal produttore Carlo Ponti come fotografo di scena per L'imperatore di Capri, compito che intende non nella maniera tradizionale. I contatti col cinema sono continui e i suoi servizi cominciano ad apparire sempre più frequentemente sui rotocalchi fra i quali un servizio sulle gemelle Kessler che proprio Pierluigi convinse a trasferirsi in Italia. Pierluigi, dopo una breve parentesi nello studio di Poletto, si mette in proprio nel 1954, aprendo una sua agenzia prima a via Frattina poi, nella seconda metà degli anni '50, in via del Babuino. Nel 1955 è sul set di "Guerra e pace" e, grazie alla sua conoscenza dell'inglese, allaccia i primi contatti con gli attori e le produzioni americane che negli anni successivi scenderanno in massa a Roma per quella stagione poi chiamata "Hollywood sul Tevere". Nel 1959 il lavoro sul set de "La dolce vita" - è lui tra l'altro l'ispiratore della celebre scena di Anita Ekberg nella fontana di Trevi, avendo fotografato la diva in quella situazione nell'estate del '58, nonchè l'istruttore degli attori chiamati a interpretare i fotografi - e il clamore suscitato dal film gli danno fama planetaria. Il lavoro aumenta sempre più. Pierluigi trasloca con l'agenzia a lungotevere Mellini 17 e il suo studio - molto grande ed attrezzato per le diverse esigenze - diventa un punto obbligato di passaggio della "dolce vita" romana. Molti i fotografi che iniziano o collaborano con lui nel corso degli anni, (tra gli altri, Alfonso Avincola, Bruno Bruni, Roberto Biciocchi, Emilio Lari, Nino Serafini, Tazio Secchiaroli) e tante le attrici e gli attori, anche stranieri, che a lui si rivolgono. Nel momento di maggior espansione, nella sua agenzia lavorano una trentina di persone, comprese quelle degli uffici di Londra e Parigi. Come fotografo di scena segue personalmente solo i film più importanti, mentre sugli altri manda i suoi fotografi ed effettua soprattutto degli special. Collabora con quasi tutti i più importanti registi italiani e con diversi americani (da Hathaway a Mann, da Zinnemann a Wyler, a Terence Young). Sul finire degli anni '60, con l'abbandono delle produzioni americane, la sua attività è costretta a ridimensionarsi. Colpito profondamente dalla morte del fratello Gianni (nel 1969), chiude lo studio di Lungotevere Mellini, si sposta nel 1971 in via Muggia, appoggiandosi all'agenzia B.B.C. (dei fotografi Bruni, Borni e Cagnazzo). e riprende il rapporto con Federico Fellini di cui documenta la lavorazione di quasi tutti i suoi ultimi film (Amarcord, Casanova, Prova d'orchestra, La città delle donne, E la nave va, Ginger e Fred). Rimasto solo, minato nel fisico e senza più nessuna motivazione, si ritira dalla professione, cedendo il suo immenso archivio all'agenzia Reporters Associati di Roma. Muore improvvisamente a Roma il 14 agosto del 1999.
La Mostra, di c.a. 160 fotografie è stata prodotta da Cinemazero di Pordenone e dal CRAF.
 
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