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1997 - Spilimbergo Fotografia
1997 - Spilimbergo Fotografia
1997 - Le Mostre:



ERICH HARTMANN: IL SILENZIO DEI CAMPI
Erich Hartmann e la sua famiglia, grazie a una serie di circostanze favortevoli, sono riusciti a scappare dalla Germania nazista alla fine degli anni Trenta e ad emigrare in America. Per anni Hartmann è stato ossessionato dal ricordo di ciò che era accaduto nei campi ai suoi compagni ebrei e alle altre vittime dei nazisti.
In questa mostra e nel conseguente libro fotografico, esaustivo e rigoroso, Hartmann ha ritratto i campi di concentrameto nazisti come sono oggi, silenziosi, vuoti e diroccati. E' riuscito a fermarne l'immagine prima che i campi - ventidue in totale - vengano completamente distrutti e trasformati rapidamente in musei o monumenti-ricordi più equilibrati e meno palpabili.
Privi di vita e forma umana, i muri e i paesaggi dei campi parlano in modo chiaro della morte e dell'orrore che hanno abitato qui una volta.
Le fotografie di Hartmann hanno l'intensità della poesia, sollecitano profondamente la memoria dei campi e il ricordo potente dei diavoli dell'intolleranza, del razzismo, del pregiudizio e dell'orrore della pulizia etnica che ancora, pervasivamente, viene praticata oggi.


BERENCE ABBOTT: NEW YORK ANNI '30
Berenice Abbott è oggi riconosciuta come una delle protagoniste della cultura della fotografia, intesa come reportage, come impegno civile, come documento storiografico e come testimonianza diretta.
Personalità tra le più vivaci e apertamente innovative della fotografia americana della prima metà di questo secolo, la Abbott è la straordinaria protagonista di questo volume fotografico, New York anni Trenta, che racconta i cambiamenti avvenuti nella sua città durante gli "anni ruggenti". Il volume costituisce il catalogo della mostra omonima che si terrà dal 19 Luglio fino al 7 Settembre 1997 a Spilimbergo, Friuli, presso il C.R.A.F. - Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografìa. Il lavoro presente nel volume rappresenta la testimonianza della intensa e impareggiabile esperienza fotografica e culturale vissuta dall'autrice, prima a New York, a quel tempo vero e proprio "cuore pulsante" del pensiero alternativo americano, e poi a Parigi, nel lungo soggiorno durato otto anni durante il quale divenne l'allieva di Man Ray. Rientrata nella sua città, nel 1929, la Abbott percepisce la realtà americana con un sguardo del tutto nuovo. L'artista rimane impressionata dal profondo cambiamento intervenuto nella città durante la sua assenza parigina. Influenzata dalla vastissima opera fotografica condotta da Atget su Parigi, lavoro di alto valore artistico e documentario, inizia a scattare delle immagini della città che possano fermare i momenti del continuo cambiamento che si svolge sotto i suoi occhi. Prende così forma l'idea di quel grande progetto documentario, sfociato in New York anni Trenta, che è stato in grado di trasmetterci l'identità stessa della città negli anni della Grande Depressione. La Abbott si trova a dover fare i conti proprio con la crisi economica e con la difficoltà di trovare finanziamenti alla sua grande impresa fotografica che le occupa circa un decennio. Nonostante i problemi, Berenice Abbott riesce a portare avanti il lavoro, preparando ogni scatto con una precisione che non lascia niente al caso: con l'aiuto della storica dell'arte Elizabeth McCausland raccoglie informazioni sulla storia di ogni edificio e studia le condizioni favorevoli per fotografarlo, dall'ora del giorno alle condizioni climatiche. Vengono presi in considerazione quasi tutti i quartieri della città, ma l'attenzione della fotografa si concentra su Manhattan, sulle vedute dei grattacieli, spesso in contrasto con i vecchi edifici della New York che sta scomparendo.
La Abbott riprende la tradizione della fotografia documentaria americana di fine Ottocento e, contrapponendosi alla schiera dei fotografi "pittorici" di successo, dichiara la banalità della fotgrafia occasionale che non trovi la sua ragion d'essere all'interno di un articolato progetto di ricerca.
Nel 1937 la sua ricerca ha una prima importante esposizione presso il Museum of thè City of New York e nel 1939 viene pubblicata dalla casa editrice E.P. Dutton. Gli anni Quaranta e Cinquanta coprono di oblio la fotografa americana. Una svolta decisiva arriva col decennio successivo: il crescente interesse per la fotografia porta a riscoprire l'opera della Abbott che negli ultimi venticinque anni della sua vita vede finalmente riconosciuta, da parte della' critica, l'importanza della sua opera.

LA STORIA DELLA FOTOGRAFIA E' LA FOTOGRAFIA DELLA STORIA - DALL' ARCHIVIO DI CHARLES HENRI FAVROD
Dal 1860 al 1992, da Felice Beato a Henri Cartier-Bresson e Irving Penn: centotrentadue artisti, tra i più significativi maestri della fotografia, per raccontare, attraverso i loro obiettivi, lo scorcio di un secolo e mezzo di documentazione storica e fotografica. L'Archivio Favrod - La storia della fotografìa come fotografìa della storia presenta, per la prima volta, una selezione della straordinaria collezione personale di Charles Henri Favrod, nota personalità della cultura fotografica del Novecento. La collezione di questo illustre personaggio conta circa trentamila immagini di grande interesse espressivo e documentativo, realizzate da autori di diversa nazionalità nel corso del secolo passato e del nostro. Il volume accompagna la mostra omonima che si terrà a Spilimbergo, Friuli, presso il C.R.A.F. - Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia - dal prossimo 19 Luglio fino al 7 Settembre 1997.
L'Archivio Favrod da vita a una vera e propria Storia della Fotografia che, attraverso le immagini e le diverse epoche, è anche Fotografia della Storia, come afferma lo stesso Favrod. Al di là del valore intrinseco che le immagini, singolarmente o globalmente considerate, rivestono - in quanto inscritte nella storia della fotografia ed esse stesse valide a scrivere una esauriente storia della fotografia - uno dei tratti distintivi e più significativi della collezione Favrod consiste nell'essere stata raccuolta da uno storico della fotografia di indubbia e riconosciuta levatura internazionale, nonché fondatore e Direttore per oltre un decennio del Musèe de l'Elisée di Losanna, un museo che si segnala fra i meglio organizzati e più conosciuti in Europa e America, non solo per il cospicuo patrimonio di opere, ma anche per la sua intensa attività rivolta alla conoscenza e alla valorizzazione delle modalità espressive della comunicazione visiva del mondo moderno e contemporaneo. La fotografia nella sua essenza e nella sua ragion d'essere aspira a restituire sempre e comunque anche l'immagine della temperie culturale e il gusto di un'epoca, elementi questi che costituiscono la parte imprescendibile, significativa e veramente centrale dei messaggi insiti nella cultura stessa della fotografia.
Lo spessore dell'immagine, qualsiasi essa sia, aiuta a comprendere il contesto culturale, la valenza espressiva e documentati va dell'ambiente in cui essa "vive". E' questo il concetto espresso da Favrod nella formula: "la storia della fotografia come fotografia della storia". Un percorso storico, quindi, quello dell'Archivio Favrod, un vero e proprio reportage visivo, dalle origini della fotografia fino ad arrivare all'èra contemporanea, attraversando geograficamente tutti i continenti. Ma questa raccolta può anche essere letta come una notevole sintesi del percorso della fotografia stessa, un percorso documentato in un portfolio di sapore didattico e spesso di grande suggestione.

HANS PIELER: STOP OVER
GIOVANI E SCONOSCIUTI
Ventun autori giovani, e in parte sconosciuti, per delineare il quadro della nuova fotografia italiana. Il volume, che accompagna la mostra omonima in programma a Spilimbergo, Friuli, dal 19 Luglio al 7 Settembre 1997, presso il C.R.A.F. -Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia - da voce alle tendenze emergenti per tipologie e per la concezione di una nuova immagine, nella fotografia italiana contemporanea. Personalità nuove e percorsi affascinanti per illustrare ciò che si affaccia alla ribalta del mondo delle arti visive. Alcuni giovani fotografi italiani - tra i quali però ci sono i "meno giovani" e i già "conosciuti", ma non sufficientemente riconosciuti - hanno avviato una ricerca che tende a occuparsi del "territorio uomo", dal ritratto al corpo, spesso nudo. Si può comunque definire questo nuovo corso della nostra fotografia "del corporale" - citando le stesse parole di Italo Zannier -, una tendenza che rappresenta oggi ampiamente la ricerca svolta in Italia. Così, in questa antologia Francesca Semeria da voce a erotici giocattoli di celluloide violentati come in un film horror, mentre Sergio Ghetti osserva metafisiche, gelide silhoutte che ricordano Robbe-Grillet; riappare anche "Marienbad", ma a colori, sullo sfondo delle deserte spiagge evanescenti di Anna Forcella o nella spirale panoramica di Cesare Di Liborio, un paesaggio senza inizio né fine; Catia Drigo coinvolge parole e immagini in un poetico assemblaggio; Francesco Nonino cattura lo "sguardo" di mobili, ritratti come personaggi sospesi in uno spazio fluorescente, mentre Rosangela Betti, teatralmente, punta l'obiettivo sulle pieghe di corpi statuari immersi nell'ombra. Adriana Argalia scopre fantasmi di terra che creano un paesaggio inquietante, dove alitano anche i gabbiani, mentre Antonello Frongia cerca nel buio una improbabile luce riflessa dal nero assoluto; Massimo Sordi dona e trasforma in un sequenza polaroid l'immaginario erotico di un film, mentre Mauro Paviotti progetta e compone immagini di amazzoni nude, di una immobilità cimiteriale, armate di allusivi ma innocui aculei; Rosa Foschi assembla improbabili nature morte di sapore dadaista, mentre Albano Guattì innesta frammenti di nudi fotografici nell'astratta prospettiva di un concreto, materico paesaggio dipinto; Silvio Girardi evidenzia come totem nudi maschili, trasformando anche un albero in un totem, mentre Carlo Nicolai definisce in immagine la preghiera quotidiana del convento, tra la cella del frate e l'orto del contadino; Renato Begnoni dipinge fantasmagorie di corpi evanescenti, mentre Marina Berio cancella le impronte di volti e di corpi che perdono la loro certezza di realtà; Marco Zanta osserva e cattura ignari uomini lontani, mentre Patrizia Riviera oltrepassa la luce visibile per scoprire forme accentuate dal quadrangolare. Bruno Cattani, a sua volta, cerca atmosfere surreali, ma nel labirinto di un museo, mentre Donatella Polizzi Piazza segue una danza che i corpi sviluppano scavalcando tralicci che portano verso il cielo.
Ventun nomi e altrettanti modi di guardare, osservare, capire per inaugurare, si spera, una rivisitazione della nostra giovane fotografia. Magari andando alla ricerca di nuovi talenti, di sguardi inediti indirizzati sì al paesaggio "corporale", ma anche tesi a definirne l'intrinseca metafisica, oltrepassando ogni ipotesi di realismo e trascendendo là pesante immanenza dell'essere.

LA NUOVA FOTOGRAFIA GRECA
La mostra presenta un gruppo di fotografi emergenti della Grecia che fanno parte del Circolo Fotografico di Atene, fondato da Platon Rivellis

QUARTA MOSTRA MERCATO DEGLI APPARECCHI  DI FOTOGRAFIA
SECONDA MOSTRA MERCATO DEL LIBRO E DELLA RIVISTA DI FOTOGRAFIA
1997 - Spilimbergo Fotografia
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