Newsha Tavakolian : International Award of Photography 2017
La fotogiornalista Newsha Tavakolian (Tehran,1981) ha lavorato per molti giornali riformisti e ha seguito la guerra in Iraq, in Libano, il terremoto in Pakistan ed altri eventi internazionali.
Da ragazza voleva diventare cantante, ma a 16 anni ha scoperto la fotografia. Nel 2002 è entrata a far parte dell'agenzia Polaris.
In uno dei suoi lavori più noti, Madri dei martiri, documenta la riflessione critica che attraversa molte donne iraniane – madri di “martiri della rivoluzione” morti nella guerra con l’Iraq.
Le sue fotografie sono state pubblicate da New York Times, Stern, Newsweek, Le Figaro e Time Magazine.
Con cinque altre fotogiornaliste di Sudafrica, Georgia, Brasile e Spagna ha fondato Eve, una piattaforma dove esprimersi attraverso la fotografia e dare voce ai problemi delle donne nel mondo.
Suoi lavori sono conservati al Victoria & Albert Museum, Los Angeles Country Museum of Art, al British Museum, al Boston Museum of Fine Art e al CRAF.
Nel 2006 ha vinto il National Geographical Society Award e dal 2015 fa parte della prestigiosa Magnum, l'agenzia fondata da Henri Cartier Bresson, Robert Capa, David Seymour “Chim”.

Di lei ha scritto Francesco Zizola
“...L'identità negata e la violenza imposta sono messe in scena attraverso una semplicità disarmante. In una fotografia vediamo, per esempio, la giovane donna in nero contro uno sfondo di palazzi in cemento di un quartiere residenziale a Teheran. La luce è calda come quella di un tranquillo e ordinario pomeriggio d'inizio estate. Lo sguardo della ragazza è rivolto all'obiettivo, negli occhi di chi la guarda. E' uno sguardo intenso, chiuso però, come tutto il suo viso, all'interno di una scatola di plexiglass trasparente. La sua testa è lì, sotto i nostri occhi, ma è inscatolata, e perciò isolata. Ogni altra espressione, al di là di quella negli occhi della donna, è censurata , ammutolita....Dopo aver lavorato come fotoreporter e affermatasi a livello internazionale grazie alla documentazione di eventi e contesti fuori e dentro l'Iran, Tavakolian arriva a un punto in cui le è impossibile continuare a esercitare il mestiere che ha scelto sin da quando aveva 16 anni. Nel 2009, in seguito alle proteste per il controverso esito delle elezioni presidenziali, il governo iraniano impone una dura censura sulla diffusione di immagini e filmati, con l'obiettivo di esercitare un controllo pervasivo su tutti i mezzi di informazione. "Quando ti impediscono di respirare tappandoti il naso, allora apri la bocca per prendere aria". Con questo esempio Tavakolian spiega il suo passaggio dal fotogiornalismo alla fotografia d'arte, un modo per continuare ad esprimersi attraverso un linguaggio evocativo che, senza rinunciare ad alludere al referente, lo mette in figura e ne ampia la dimensione di senso.
Nonostante tutto Tavakolian si dice fortunata di vivere e lavorare in Iran, perché "è una terra piena di storie da raccontare", dove lei può spaziare e indagare a fondo attraverso il linguaggio della fotografia d'arte, potendo oltretutto raggiungere un vasto pubblico, non solo nazionale. E' soprattutto interessante sentirla affermare che "oggi non esistono più frontiere tra la fotografia d'arte e quella giornalistica" e che è possibile portare il racconto della realtà tra le mura di una galleria usando un linguaggio fotografico artistico.
Le ho domandato se la sua attività di fotografa artista, capace però di toccare temi sensibili per la società iraniana, non le procuri qualche problema di relazione con le autorità. La sua risposta è stata lapidaria: "Si, dei problemi ci sono, sono sorvegliata a vista giorno e notte e credo di avere la casa piena di microspie", ma aggiunge: "Il mio paese però è la mia realtà, ed è questa realtà che io voglio continuare a raccontare!"...”.

A Newsha Tavakolian viene assegnato l'International Award of Photography 2017 dalla Presidenza del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia per la sua attività di fotogiornalista perseguita con professionalità e con l'ottimismo della ragione.
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