“Fotografare la felicità è davvero difficile forse più complicato che fotografare la miseria o le tragedie. È qualcosa d’impalpabile, una bolla di sapone che scivola tra le mani, che si fa fatica ad acchiappare perché dentro ci siamo noi e un gesto maldestro potrebbe farla scoppiare. Quando si è felici non si ha davvero voglia di fotografare, ma semmai di lasciarsi andare all'ebbrezza del momento, di bere, mangiare, baciare, sollevare corpi nel vortice di tutti i sensi. Non è come in letteratura, dove si può descrivere il profumo della pelle di una donna, il colore dei suoi occhi anche se si è da soli in una stanza d’albergo. Con la fotografia, bisogna astrarsi un attimo per pensare alla luce, all'inquadratura, alla composizione, agli oggetti ingombranti e fastidiosi per comunicare quella felicità. E talvolta, se non funziona e l’armonia intorno a noi sfuma e scompare, allora, bisogna dirsi che è necessario rispettare questa legge di natura, non combatterla: non serve a niente imbrogliare in fotografia.” (Claude Nori)
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